Santa Rosa da Viterbo - Comitato Festeggiamenti Pilastro

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Santa Rosa da Viterbo

Storia di
Santa Rosa da Viterbo

Rosa nasce a Viterbo nel 1233 da una famiglia di modesta ma non misera condizione sociale. I genitori, “cattolici e cristianissimi” Giovanni e Caterina sono agricoltori che, seguendo gli Insegnamenti di San Francesco d’Assisi trasmettono alla bambina da subito una grande fede religiosa che in Rosa, tuttavia, fiorisce naturale e straordinaria fin dalla tenerissima età. A Soli tre anni (o sette, secondo altre fonti), Rosa risveglia dalla morte sua zia, sorella della mamma Caterina, spentasi all’improvviso il giorno prima. L’episodio miracoloso segnala ai contemporanei quanto la fanciulla sia cara a Dio. Attenta ai bisogni dei più poveri, Rosa, portava a loro affetto e cibo privandosi della sua stessa razione di pane. Suo padre un giorno, adirato nel sorprenderla ancora nel gesto di sfamare i mendicanti, sebbene lei stessa poco nutrita e molto cagionevole di salute, le chiese di mostrargli cosa portasse nel grembiule. Invece del pane che ella effettivamente celava, comparirono delle rose, in pieno Novembre. Il 21 giugno del 1250 mentre la piccola Rosa era inferma al letto in fin di vita; vide miracolosamente comparirgli la Madonna che le ordinò di mettersi la tunica della penitenza, e di rivestirsi con l’abito del “Terzo Ordine Francescano”. Il giorno dopo dalla straordinaria visione, la fanciulla guarì, e dopo appena due giorni, precisamente il 23 giugno del 1250 la giovane fece la sua scelta di vita: si gettò sulla nuda terra davanti alla madre e eseguì i percetti che gli affidò la Vergine Maria. “La beata Vergine Maria mi comanda che tu mi metta subito la tunica della penitenza che tieni a capo del tuo letto!”
Così chiamata donna Sita, superiora delle sorelle del Terzo Ordine, alla piccola Rosa gli vennero tagliati i capelli. Successivamente i frati minori le impongono l’abito francescano e, prostrata ai piedi dell’altare della sua parrocchia emise la sua professione e fece voto a Dio della sua verginità. Vestita con dall’abito di terziana, Rosa radunò le donne della contrada: “ Ascoltate! Poiché io vedo una bellissima sposa di Cristo che nessuno di voi vede; questa sposa si avanza ornata di porpora e velo, con una corona d’oro piena di gemme e pietre preziose in testa. Essa mi comanda di andare, bene adornata, prima in San Giovanni, quindi in San Francesco e poi di tornare nella chiesa della Madonna.” La Mattina del 24 Giugno, accompagnata dai genitori e dalla folla Rosa si recò presso le chiese che la Madonna le aveva indicato. Qualche giorno dopo gli apparve Cristo sulla croce: questa visione sconvolse Rosa al punto di percuotesi; “Padre chi ti ha crocifisso?” Disse ella piangendo. Dopo l’apparizione del Cristo Re, la giovane fanciulla appena tornò a casa si flagellò per tre giorni. Finita la dura penitenza, chiese alla madre di mettergli un mazzetto di menta sul petto. “Mamma, prendi quest’erba e tienila quanto mai cara, poiché il Signore nostro Gesù Cristo l’ha benedetta sul mio petto, e per di più mi ha benedetto un lato di questa casa che rimarrà nel mio monastero”, Oggi parte della casa che si può visitare, appartiene al monastero attiguo delle Clarisse. Questa fase segnò per Rosa l’avvio alla “predicazione” che la giovane rivolse ai suoi concittadini per richiamarli all’obbligo della penitenza e della fedeltà a Cristo e alla Chiesa (la cui unità era turbata dal proliferare delle eresie dei padrini dei catari, nonché delle sanguinose risse cittadine). Camminando per le vie di Viterbo la fanciulla portava in mano un crocifisso e lodando Gesù e la Vergine Maria, addirittura contrastò gli eretici viterbesi confutando la loro eresia. Queste manifestazioni che compiva Rosa furono subito interpretate in senso politico e quindi si aprì una forte opposizione all’imperatore Federico II, e date le circostanze non poté fare a meno il podestà di Viterbo Mainetto Bovolo di spedire immediatamente l’esilio all’intera famiglia della giovane fanciulla.
L’inverno era terribilmente rigido, i monti cimini erano ricoperti di neve, e perciò Giovanni cercò di convincere il Podestà affinché congedi almeno a una posticipa il provvedimento, ma il podestà negandogli quanto aveva richiesto aggiunse: “Per questo vi caccio, per farvi morire!”. L’esilio di Santa Rosa da Viterbo avviene nel mese di Dicembre del 1250, nel territorio di competenza dei Comuni di Viterbo, Soriano nel Cimino, e Vitorchiano. Rosa, e la sua famiglia furono esiliati da Viterbo, ma nonostante ciò la fanciulla compii altri straordinari prodigi, tra cui il donare la vista ad una povera bambina di nome Delicata, e sottoponendosi alla prova del “Giudizio di Dio” Rosa uscì illesa dall’interno di un brutale rogo, fino a convincere un’eretica della verità di Dio e della esigenza di riunirsi alla Chiesa. Nel corso del suo allontanamento forzato Rosa ebbe un’altra apparizione; un angelo le preannunciò che la morte dell’imperatore è prossima.
Pochi giorni dopo, esattamente il 13 Dicembre del 1250 Federico II morì. Viterbo reclamò la sua santa bambina, e Rosa, insieme ai genitori, tornò alla sua città accolta con calore ed entusiasmo dai sui concittadini (l’esilio durò infatti solo pochi giorni). La prodigiosa bambina desiderava molto entrare nel monastero viterbese delle Clarisse, le quali però non la accolsero paventando il pretesto di essere al “completo”, infatti ignorarono in lei il vero motivo perché ella era li, forse perché la vedevano attribuita ad un ceto sociale modesto, o forse per il grande clamore negativo che suscitò nella politica, ma la piccola Rosa rispose loro: “Voi dovete sapere che un giorno sarete liete di avere da morta quella che disprezzate da viva; e infatti l’avrete!”. Il 6 marzo 1251 all’età di diciotto anni, Rosa purtroppo morì, stremata da una forte malattia. Oggi sappiamo, dalle ricerche effettuate sulla salma nel 1998 dai tecnici del “Sevizio Nazionale di Antropologia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di Chieti”, che Rosa è nata con una grave malformazione fisica caratterizzata dall’assoluta mancanza dello sterno, sostituito dalla natura da una massa fibrosa: malattia oggi denominata “Agnesia totale dello sterno” che di solito porta al soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo. La giovane Santa, invece, morì a diciotto anni, sepolta senza bara, nella nuda terra, presso la Chiesa di Santa Maria in Poggio. Diciotto mesi dopo la morte di Rosa, nel 1252, Papa Innocenzo IV promosse il processo canonico e fece inumare la salma, trovata straordinariamente intatta, all’interno della Chiesa. Nel 1258 Papa Alessandro IV, residente in Viterbo (Viterbo in questi anni era sede papale), sogna per ben tre volte Rosa. Durante il sogno la bambina chiese di essere traslata nel monastero delle 'Povere Dame di San Damiano", dicendo: "piacque a Cristo di annoverarmi nella schiera delle sue ancelle". Alessandro IV ordinò quindi la traslazione del corpo nel monastero delle Clarisse che avvenne il 4 settembre 1258 con una solenne processione accompagnata da due ali di folla; il corpo integro di Rosa riposa finalmente nel Monastero di S. Damiano (oggi a lei dedicato), che, come da lei predetto, l’avrebbe accolta da morta. Nel 1457 Papa Callisto III portò a termine il processo di beatificazione. I miracoli fioriti attorno al nome di Rosa decretarono di fatto il suo titolo di santa, nonostante non sia mai avvenuta la sua canonizzazione ufficiale. Santa Rosa è patrona di Viterbo che la festeggia il 4 Settembre, giorno della traslazione. La fase più affascinante dei festeggiamenti ha luogo il 3 settembre ed è caratterizzata dalla “Macchina di Santa Rosa”, una specie di torre, una sorta di campanile, con il simulacro della Santa che svetta sui circa 30 metri dell'imponente struttura votiva, portata letteralmente in spalla da un centinaio di prodi Facchini viterbesi per le vie della città. Alla Beata Rosa sono inoltre ispirati due componimenti musicali del 1693 e del 1726; il primo dei due “Santa Rosa di Viterbo del sacro Ordine di San Francesco”, interpretato in un’esecuzione moderna nel 2000, durante il “Festival Barocco” nella Basilica Cattedrale di Viterbo. Nel 1868 il conte Mario Fani aprì a Viterbo il circolo “Santa Rosa”, che anticipò nelle idee la Gioventù Cattolica, aperta pochi decenni dopo a Bologna. Nel 1922 Papa Benedetto XV la proclamò patrona della Gioventù femminile dell’Azione Cattolica.Nel 1952 il centro Diocesano di Viterbo della Gioventù Italiana di Azione Cattolica decide di collocare i resti di Mario Fani nella Chiesa di Santa Rosa, dove egli era solito pregare e da dove, dopo una notte di preghiera, uscì con il proposito “bisogna agire” ed ebbe l’ispirazione della Società della Gioventù Cattolica Italiana. Da una cartolina postale dei primi del ‘900 dedicata a Santa Rosa.
Da una cartolina postale dei primi del ‘900 dedicata a Santa Rosa: Federico II imperatore tenne Viterbo contro la volontà del popolo e del Papa. Alemanni, eretici, scomunicati, segugi imperiali opprimono il Comune; ma ecco una fanciulla popolana che sembra un novizio dei Minori. Un saio a toppe copre la dodicenne, piedi scalzi, capestro ai fianchi, Crocefisso in mano, fronte agli avversari. Per la città turrita, la bimba parla come un’ispirata: “Penitenza e coraggio! Fuori tedeschi od eretici! Omaggio al Papa e libertà al Comune! Pace nei cuori. Amore in Cristo, Amore!” Gli eretici piegano il ginocchio, i ghibellini tornano alla Chiesa. Dicono gli imperiali: “Sia bandita la piccola maliarda!” E Rosa via tra i boschi del Cimino nell’inverno squallido, ma non trema: prega e canta, e dove passa chiama il popolo a Cristo al Papa alla libertà. Ancora un anno e Federico muore. Viterbo rivuole la sua santa. Rosa ritorna trionfante ma consunta. Chiede pace al chiostro e le è negata. Deve cadere nel campo che fu suo nel mondo dove visse combattendo, armata della Croce e del capestro, piccola francescana eroica, modello primo di apostola italiana… oh gloriosa Santa Rosa.


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